Eroi decadenti

Published on PaperUni Anno 0, Numero 0.

Noi che abbiamo lambito la generazione X, che abbiamo (e spesso lo facciamo ancora) sognato la generazione beat o il flower power, noi che avremmo saputo da che parte stare negli anni 40, 60, 70, non importa quale delle due, noi che facciamo parte di una generazione senza nome, noi siamo gli eroi decadenti di questa generazione.
Potremmo essere i protagonisti della eventuale quarta parte di una riedizione molto postuma de “I Paradisi Artificiali” di Charles Baudelaire; tanto i paradisi artificiali sono gli stessi e neanche sono cambiate le modalità per accedervi.
Certo noi, i nostri, li abbiamo addobbati in modo diverso. In questo senso abbiamo avuto la fortuna di potervi sistemare, uno per ognuno degli infiniti angoli, i film di Kubrick, la musica dei Pink Floyd, dei Led Zeppelin, dei Dream Theater, dei Porcupine Tree, le tavole di Escher, la macchina di Von Neumann e quella di Turing una di fronte ed accanto all’altra.
Il solo accesso a mondi virtuali non fa di noi gli eroi che siamo, ma la consapevolezza e la ricerca ci danno la nostra essenza.
La condizione di eroismo sta nel distinguersi, nell’immaginare, creare e vivere un mondo ma non nell’accettare, nel subire, una condizione di paradiso artificiale.
Tuttavia noi non siamo eroi, la vera condizione di eroismo richiede il donare se stessi per gli altri, ma per noi non esistono altri che non siamo noi; potremmo essere eroi solo se l’unico mondo possibile fosse il nostro unico paradiso artificiale, in modo tale da far esistere gli altri. Se, però, l’unico mondo fosse un unico paradiso artificiale allora non ci sarebbe più differenza tra mondo subito e mondo immaginato e creato, verrebbe a mancare il pretesto iniziale, cioè la distinzione dal mondo esterno, preesistente, la coscienza, l’immaginazione, la creazione e l’esistenza in un paradiso artificiale.
Non siamo eroi, ma neanche ci possiamo dire uguali alla gente del nostro tempo, troppe cose ci distinguono: il nostro benessere artificiale contro la loro inquietudine, reale o artificiale che sia; il nostro riuscire a vivere il presente e la loro tensione ad un futuro che più si avvicina e più assomiglia al passato.
Né eroi né gente del nostro tempo, non sappiamo cosa siamo né cosa veramente vorremmo essere; sappiamo che esistiamo perché vedendo gli altri li troviamo differenti da noi. Possiamo per ora dire cosa non siamo notando le differenze ma in questo modo non potremo mai dire cosa realmente siamo.
Allora è la ricerca della nostra identità soggettiva e collettiva che ci porta all’esplorazione di mondi artificiali, tuttavia questa ricerca non sarà mai esaudita poiché i mondi artificiali li creiamo noi e non possono contenere più di quanto noi stessi già conosciamo. Seppure siamo coscienti dell’inutilità della ricerca della nostra identità nei mondi artificiali da noi creati, la continuiamo imperterriti perché è la sola cosa che ci fa continuare ad esistere che dà un senso alla nostra attuale esistenza: non potremo cominciare a fare altro prima di conoscere la nostra vera natura.
Non potremo fare altro che ricercare la nostra identità prima di poter fare qualsiasi altra cosa, la nostra ricerca non finirà mai; questo ci rende eroi: la nostra immortalità collettiva nella ricerca di una identità che il mondo esterno non ci offre.

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