Memorie dal primo "Giorno della Memoria"

Published on PaperUni Anno 0, Numero 5.

Abbiamo da pochi giorni celebrato il “Giorno della Memoria”. Ricorrenza istituita da una legge del Parlamento italiano nell’estate del 2000, e fissata per “il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini Ebrei”.
Quindi il primo “Giorno della memoria” è stato celebrato il 27 gennaio 2001, ero al liceo ed a scuola avevano organizzato la visione di un “documentario” per ricordare la Shoah. Poco tempo fa ho ritrovato degli appunti di quel giorno: “Il giorno della memoria: solito filmato dei sopravvissuti ormai con una famiglia, solite parole su quanto erano cattivi i tedeschi, solite omissioni sulle colpe degli italiani, un provvidenziale minuto di silenzio che mette fine al tentativo di dibattito del solito prof Cecere”.
E così è stato per gli anni seguenti, a scuola, un po’ ovunque, soprattutto in televisione; e così anche quest’anno abbiamo ascoltato qualche intervista a qualche sopravvissuto, visto i soliti film: il noioso “Schindler’s List”, l’originale “Train de vie” e così via.
Continueremo a sottolineare le barbarie naziste ed omettere le colpe degli italiani, eppure la legge prevede proprio di ricordare “la persecuzione italiana dei cittadini Ebrei”.
E ancora non troverò risposta alle mie domande sul perché quella massa di gente non si è mai ribellata ai torti che stava subendo, dopo che avevano perso tutto cosa avessero ancora paura di perdere per non rivoltarsi contro ai propri aguzzini?
Probabilmente nessuno ha mai posto apertamente queste domande ai sopravvissuti per paura di sembrare “accusatori” delle vittime in quanto tali; e questo è comprensibile. Tuttavia su ciò che non posso passare è “il minuto di silenzio”, perché è proprio il silenzio di tutti, dei potenti e della gente comune, che ha permesso la Shoah; e perciò, dopo nove anni sarei felice di assistere a provvidenziali dibattiti che mettano fine a tentativi di minuto di silenzio.

Abbiamo da pochi giorni celebrato il “Giorno della Memoria”. Ricorrenza istituita da una legge del Parlamento italiano nell’estate del 2000, e fissata per “il giorno 27 gennaio, data dell’abbattimento dei cancelli di Auschwitz, al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini Ebrei”.
Quindi il primo “Giorno della memoria” è stato celebrato il 27 gennaio 2001, ero al liceo ed a scuola avevano organizzato la visione di un “documentario” per ricordare la Shoah. Poco tempo fa ho ritrovato degli appunti di quel giorno: “Il giorno della memoria: solito filmato dei sopravvissuti ormai con una famiglia, solite parole su quanto erano cattivi i tedeschi, solite omissioni sulle colpe degli italiani, un provvidenziale minuto di silenzio che mette fine al tentativo di dibattito del solito prof Cecere”.
E così è stato per gli anni seguenti, a scuola, un po’ ovunque, soprattutto in televisione; e così anche quest’anno abbiamo ascoltato qualche intervista a qualche sopravvissuto, visto i soliti film: il noioso “Schindler’s List”, l’originale “Train de vie” e così via.
Continueremo a sottolineare le barbarie naziste ed omettere le colpe degli italiani, eppure la legge prevede proprio di ricordare “la persecuzione italiana dei cittadini Ebrei”.
E ancora non troverò risposta alle mie domande sul perché quella massa di gente non si è mai ribellata ai torti che stava subendo, dopo che avevano perso tutto cosa avessero ancora paura di perdere per non rivoltarsi contro ai propri aguzzini?
Probabilmente nessuno ha mai posto apertamente queste domande ai sopravvissuti per paura di sembrare “accusatori” delle vittime in quanto tali; e questo è comprensibile. Tuttavia su ciò che non posso passare è “il minuto di silenzio”, perché è proprio il silenzio di tutti, dei potenti e della gente comune, che ha permesso la Shoah; e perciò, dopo nove anni sarei felice di assistere a provvidenziali dibattiti che mettano fine a tentativi di minuto di silenzio.

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